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Le scuole di “Vivere con cura”
Per un’educazione permanente e la promozione di gemellaggi eco-conviviali
Nel 1987, dall’incontro e collaborazione tra il gruppo di Legambiente di Milano e alcune/i simpatizzanti del Movimento degli Uomini Casalinghi, è nata la proposta di organizzare cicli di incontri, che chiamammo “Vivere con Cura”, per divulgare culture e pratiche di vita ecologica, sottoforma di conferenze con discussione tenute da esperte/i nei vari campi, partendo dall’ecologia domestica e dai gesti quotidiani - appunto di cura - e riflettendo sul fatto che la società patriarcale in cui viviamo esalta il momento della produzione - e del consumo - sia esso per il mercato o per il sociale (ad esempio i vari movimenti e partiti e associazioni della sinistra), ignorando, banalizzando o disprezzando il momento della cura relegata alle donne, le quali in questi anni sempre più hanno rifiutato il ruolo di accuditrici per costruirsi un’altra identità e un’altra esistenza.

Per cui, mentre si cercava di divulgare le ultime ricerche su una pratica di ecologia quotidiana, ci si interrogava sul senso dei lavori di cura e sulla differenza sessuale e gli sbocchi che potevano nascere.

I cicli di incontri spesso erano strutturati in calendari della durata di due o tre mesi con incontri settimanali o quindicinali, verso sera oppure dopo cena, e nei primi sei anni si sono tenuti presso il centro “Il Ponte delle Gabelle”, in via San Marco a Milano, grazie soprattutto all’impegno di Graziella, che riusciva a mettere insieme - cosa tutt’altro che facile - esperte, il comitato del centro sociale e la pubblicizzazione delle iniziative.

Negli anni si sono toccati decine e decine di argomenti, esulando anche dal contesto quotidiano, e sono passate/i altrettante esperte, che ogni tre o quattro anni tornavano per aggiornamenti. Sono nate altresì tante prese di coscienza, amicizie, collaborazioni, gruppi di studio e approfondimento, e per qualcuna/o anche l’inizio di nuovi lavori e lo spostarsi a vivere in campagna.

In seguito, oltre al gruppo che si era formato al centro delle Gabelle, gli incontri sono continuati anche in via Verro, in un altro centro sociale dove Graziella aveva cambiato lavoro. Spesso quelle persone esperte, grazie a quegli incontri, venivano poi invitate a tenerne altri nelle scuole oppure in altre associazioni, o a tenere conferenze e dibattiti in occasione di feste o mercatini biologici.

Quattro anni fa c’è stato un salto di qualità: un’assessora del comune di Capracotta, nell’Alto Molise, mi chiese come potevo collaborare per cercare di contrastare lo spopolamento della zona e riflettendoci insieme nacque la proposta di organizzare cicli, non più semplicemente di incontri di due o tre ore ciascuno, bensì corsi-laboratori a durata media settimanale di vita ecologica, arti domestiche, artigianato tradizionale e nuovo, arte terapia, pratiche e cure naturali, tecnologie appropriate, cultura delle donne, storia e antropologia.

Con la formula che alle esperte - all’inizio le stesse degli incontri di Milano, ma poi per passa parola si sono aggiunte un po’ da tutta Italia - veniva offerto vitto e alloggio, anche se di fortuna, perché i comuni dicono che sono senza soldi e all’inizio senza strutture da offrire - e qualche volta il rimborso viaggio, in cambio di almeno due o tre ore al giorno di animazione.

Il termine ‘corso-laboratorio’ vuol significare sia trasmettere nel concreto il sapere, sia possibilmente attivare un laboratorio sperimentale. Quest’anno è stato il terzo anno a Capracotta e tra errori e difficoltà, posso dire che le cose procedono soprattutto in termini di relazioni e nuove amicizie, reti e sperimentazioni di una didattica in cui per esempio si prediligono gli incontri all’aperto, il più possibile a contatto con la natura e gli spazi del paese. Anche a Triora, nell’Alta Valle Argentina, stanno nascendo incontri e corsi di questo genere.

Inoltre da due anni organizziamo incontri per favorire il gemellaggio non solo tra paesi - sia di montagna che di collina o in zone d’abbandono - ma anche tra paesi e città, per favorire tutte quelle attività che contribuiscono a ricostruire una rete di relazioni che permettono sia una migliore qualità della vita che la possibilità di vendere prodotti che non hanno più mercato e quindi destinati ad essere dimenticati.

Infine da quest’anno è nata la rivista “Vivere con Cura”, giunta ormai al settimo numero, in cui si parla sia di queste tematiche che delle relazioni che le animatrici tengono sui singoli argomenti.

Queste attività di scuola e auto-scuola permanente non si vogliono contrapporre alla scuola tradizionale, quanto integrarla ed essere un momento di reale sperimentazione, soprattutto raccogliendo l’eredità di tutte quelle esperienze che nel corso della storia, passata e recente, si interrogano - e praticano - una didattica al servizio sia dell’acculturazione di massa, sia con contenuti di pace e di riconoscenza verso le donne e verso la natura, anch’essa disprezzata, banalizzata o relegata agli specialisti.

Ecco perché negli ultimi anni ci sono stati incontri e seminari chiamati “Culture di donne, culture di pace”, in cui si parla anche di donne che sin dal Medioevo (Ildegarda di Bingen, Guglielma e Maifreda, Margherita Porete, per citarne alcune) hanno elaborato e messo in moto altre culture, pratiche, modi di relazionarsi e vivere attuali più che mai, per costruire un altro mondo possibile, pacifico e in armonia con la natura, cercando in ogni momento, come diceva Carla Lonzi, di VIVERE CON CURA.

Antonio D'Andrea